E il Cuore sognò di essere capito ascoltato e accettato pur nella sua forma fragile ma tenace…

La fuga

 La piazza di quel piccolo paesino,caratterizzato dalle colline a “cuestas”della Marmilla, Ussaramanna, era un angolo di mondo dove non giungeva il frastuono della quotidianita’ e nuovi sentimenti emergevano. Poche case e, la musica, che usciva a basso volume da una radio all’interno di una casa. Scudi socchiusi per ripararsi dall’afa di quel giorno … un sole inclemente ed alcuni bimbi che giocavano a palla, rinfrescandosi ogni tanto ad una vecchia ed arrugginita fontanella del 700, dalla quale appena scendeva un filo d’acqua  …

In preda all’ansia, decisi di andar via da casa mia ed iniziai a girare … paesi, citta’ fino a giungere in quel piccolo e quasi dimenticato paesino. Stanca, esausta del lungo girare mi accasciai su uno sconnesso gradino nei pressi di quella fontanella … bagnai appena un fazzoletto bianco per rinfrescarmi … i bimbi smisero di giocare … la radio cesso’ la sua canzone … ed occhi invisibili e silenziosi … mi scrutavano … Percepivo i loro pensieri, il loro bisbigliare … chi e’ la straniera venuta da lontano?

….Ma il loro pensieri non mi sfioravano !

Cercavo pace e silenzio per riprendere le fila della mia vita,per ritrovare me stessa e gli scopi e gli ideali che mi avevano sorretta fino a quel momento e li’ in quella terra arida,sonnacchiosa piena di sole forse ci sarei riuscita,lontana dal frastuono del mondo che mi aveva stordita e mi aveva fatto dimenticare la vera mia natura,che aveva soffocata la mia anima  e portata tanta confusione nella mente e nel cuore. Mi alzo,aggiusto la gonna un po’ sgualcita ed impolverata e mi dirigo verso la chiesa : cerco frescura e ristoro ed intendo chiedere al parroco dove poter pernottare.

 

L’interno e’ quasi buio e dopo la luce accecante di fuori mi pare di non vedere nulla : piano,  piano si delineano i contorni di un bellissimo altare ligneo,tutto intagliato coperto di una candida tela ,macchia di colore ,quasi nivea in tanta fresca oscurita’!

Istintivamente mi faccio il segno della croce abbozzo un inchino ed e’ allora che odo una voce che mi apostrofa un po’ rudemente :- Buongiorno…chi  e’ lei?….

Mi giro lentamente e vedo davanti a me un volto, scavato dal tempo, con gli occhi azzurri piu’ dolci che avessi mai visto, sembrava  quasi che chiedessero  scusa del tono burbero della voce o dicessero “ non far caso alla voce, pare burbera ma le mie  parole potranno essere frescura per la tua anima come il fresco di questa chiesa lo e’ stato per il tuo corpo accaldato.”

Gli occhi appartenevano ad un uomo alto con una camicia scura un po’ trasandata e l’unico elemento che lo faceva identificare come un uomo di Dio era un piccolo crocifisso che portava appeso al collo.

 

…Iniziai col seguirlo verso un banco ove sedemmo entrambi , come due buoni amici che si apprestano a raccontarsi i loro segreti ed io ero davvero sul punto di aprirgli la mia anima come se lo conoscessi da sempre! Lo guardavo e mi chiedevo come mai provassi questa strana e bella sensazione di essere davanti ad un vecchio e caro amico , forse perchè aveva un che di familiare la sua fisionomia , ma chi mi ricordava??

 Mentre la mia mente si concentrava in questa ricerca, la sua voce,stavolta piu’ dolce, mi scosse e mi invito’ a parlare….:- Allora, figliola, come mai sei finita in questo sperduto paesino? Cosa ti turba cosi’? Hai lo sguardo incupito di chi soffre davvero…ed io me ne intendo, sai,di dolore dell’anima!…Parliamone e chissa’ che io non ti possa aiutare!-

Mi leggeva dentro… sembrava quasi conoscesse gia’ il motivo della mia sofferenza, questo mi dava sollievo e allo stesso tempo mi dava un senso di fastidio… ma mi avrebbe certamente aiutata per esprimere quello che erano le mie angosce.

 

La mia mente per un lungo istante tornava indietro nel tempo… rileggevo mentalmente un messaggio scritto male, in fretta e furia, lasciato sul tavolo della cucina… a quante volte prima di allora lo avessi scritto e sempre…. sempre… lasciato cadere a terra in un istante di ripensamento, pensavo a chi a quest’ora aveva letto, ai suoi pensieri…. era giusto quello che facevo? Forse no… ma la decisione era presa, e non si torna indietro mai…

cominciai a parlare, vede padre…

 

La mia bocca si apri’ ma repentinamente si richiuse, avrei voluto gridargli il mio dolore, la mia rabbia, in cerca di una piccola parola di conforto … ma rimasi a fissarlo,  le parole restavano chiuse in gola … chi era quest’ uomo? Un ministro di Dio certo, ma ancor prima un uomo, come tanti … no , non mi avrebbe capita , non mi avrebbe ascoltata oppure solo giudicata e liquidata con una penitenza …no,  non ci  riuscivo …Avevo la fronte sudata, gli occhi colmi di lacrime, le mani strette  fino ad avvertirne il dolore … guardai Cristo in croce … Lui  mi doveva ascoltare, non  mi poteva abbandonare e soprattutto proprio Lui mi doveva spiegare … perche’, perche’, perche’ … Quanti perche’ nella mia mente, quanta paura nel mio cuore, quanta ansia leggera come un velo, ma fitta ed indissolvibile mi circondava … Mi voltai verso il prete che silenzioso, mi osservava ed aspettava  … gli  strinsi le mani … perdonami, non posso, non riesco , ho male, tanto male ma e’ Lui ed indicai il Cristo, che deve aiutarmi . Devo riposare e poi capire sono stanca da morire ma Lui non puo’ abbandonarmi, Lui che tutto sa e che tutto vede … deve dirmi perche’ … perche’ … perche’ …solo dopo sapro’ cosa fare di questa vita mia …

Per la prima volta, una lacrima mi rigo’ il viso e, poi due, tre, ed in silenzio,nel rispetto della mia volonta’, il prete mi asciugo’ il viso, con la sua mano piccola e rugosa … poi disse … resta qua, parlaGli …
Lui e’ li’ e, ti sta gia’ ascoltando … poi quando avrai anche bisogno di me, sappi che ci sono … sapro’ aspettarti .

 

Abbassai la testa e, ricordi disordinati, affollarono la mia mente … quando lasciai il mio compagno…quando fuggii da lui,dalla nostra casa,dai nostri amici, dalla nostra vita in cui non mi sentivo piu’ a mio agio, dopo aver resistito anche troppo, troppe notti a pensare a riflettere, a ripetermi che quello era il mio posto…poi alla fine presi  coraggio  ed eccomi qui!  Non so come ci sia arrivata : e’ come se qualcuno mi avesse guidata sino a queste case, a questa chiesa …!Poi un dolore lanciante e ricordi disordinati … non riesco, non so piu’ vivere cosi’ …

Il vecchio sacerdote taceva, mi osservava con una serena espressione di attesa, di attenzione benevola, priva di ogni giudizio; attendeva da me un accenno del racconto,ma notando la mia forte agitazione, mi rivolse un dolce sorriso e mi disse figliola …

 se tu vuoi, ho dello spazio da offrirti per poter riposare una notte o quanto tu vorrai … vorrei che tu aprissi la tua mente e riuscissi a liberare il cuore da cio’ che ti sta facendo soffrire, qui il tempo non ha alcun valore ed hai  dinanzi a te tutto il tempo che ti serve per ritrovare te stessa e la tua serenita’… a proposito avrai un nome? oppure come vorresti che io ti chiami? … e fu  allora che tra le lacrime che mi rigavano il volto spunto’ un piccolo sorriso, ironico forse, e mentre sentivo il sapore delle lacrime che scorrevano tra le labbra socchiuse dissi : “padre mi chiami Speranza”.

 

La mezzanotte era passata da un pezzo…intanto  i passi di un uomo sono la sola cosa che rompono il silenzio della notte, passi stanchi…. passi senza allegria… che portano verso una dimora vuota, l’uomo… barba incolta, viso trasandato lo sguardo perso chissa’ in quali ricordi, erano passati diversi giorni da quella mattina, un foglio trovato sul tavolo era stato il suo ultimo contatto, sapeva che sarebbe successo prima o poi anche se non ne conosceva la ragione… non esistono torti o ragioni, esistono solo eventi…

Spinge l’uscio lasciato socchiuso senza chiavistello… la porta si spalanca… dentro solo la luce fioca di un lampione filtra attraverso i vetri della finestra dando la stanza alla penombra… posa sul tavolo qualcosa, e senza togliere il soprabito ormai sgualcito si adagia su un vecchio divano…

Dio come e’ stanco, nel fisico e  nella mente …socchiude gli occhi…lei gli manca …

 Il suo sorriso, i suoi occhi, la sua voglia un po’ infantile di coccolarlo, strapazzarlo ed arruffargli i capelli ormai imbiancati dal tempo … e la sua voce imbronciata che, come una cantilena ripeteva … ma tu mi ami? Lei … con un cuore grande come una capanna, lei nell’aria, nella casa, il suo profumo di sapone la pelle liscia come seta …

Lei gli manca … i suoi capelli un po’ arruffati che, lunghi, le coprivano il viso ed i suoi baci, prima piccoli e teneri e poi appassionati … lei gli manca …

Si alza, lentamente, apre il pacco che aveva lasciato sul tavolo, avvolto da una velina trasparente …

una vecchia scatola in latta ed ecco che i pensieri si affollarono nella sua mente .

Ricordo’, quel giorno, quando lei gli consegno’ quella scatola … tieni gli disse … e’ per te … lui l’apri’ ma, con stupore, non vide nulla al suo interno ed allora, stupito le chiese cos’e’?? Lei avvampo’ e poi piano rispose non vedi… nulla e’ vero, ma dentro ho messo tante cose per te … il mio amore, le mie emozioni, il mio cuore e la voglia di vivere, la mia gioia, il tuo stesso cuore … ma, devi saper guardare ed ascoltare … guarda … lentamente la riapri’ e continuo’ … amore mio grande, guarda bene … ho messo dentro tutto ciò che ho  … custodiscila tu… senza io non potrei piu’ vivere… ma tu sei la vita !

Mio Dio … lei gli manca…

 

… Dov’ era andata … lui cercava nella sua mente i luoghi in cui erano stati assieme o presso qualcuno che erano a loro comuni amici, penso’ di prendere l’agenda e tentare di chiamare la serie di amici che avevano … ma ancora non aveva le forze per fare questo …era troppo abbattuto per parlare e chiedere,chiunque si sarebbe accorto che tra loro era successo qualcosa, e lui non avrebbe resistito a non piangere parlando di lei … l’amava… piu’ della sua vita stessa e avrebbe voluto essere lui a giacere quel giorno in quel lettino d’ospedale mentre lei lottava per la nuova vita che aveva dentro di se…la disperazione di lei l’angoscia di perdere,una parte di se stessa, l’avevano portata a logorarsi piano,piano…la vedeva giorno dopo giorno sempre piu’ assente…senza la gioia di vivere, nulla aveva piu’ importanza per lei…e da li’ che lui doveva immaginare che la stava perdendo e con lei il suo amore…

 

Eppure qualcosa gli sfuggiva, un tassello di vita della sua donna che non conosceva, per il quale si logorava … Era una sensazione, leggera, quasi impalpabile che, a volte, diventava presente e troppo ingombrante.

  

La conversazione col prete si era interrotta bruscamente, a causa di una chiamata da parte del sacrestano, si erano ripromessi di riprenderla al piu’ presto, magari con piu’ calma dopo che lei si fosse riposata un po’.

Era rimasta cosi’, seduta in quello scomodo banco il legno consumato dal tempo… non fece caso ai passi dietro di lei che si avvicinavano lenti ma rumorosi, se avesse prestato attenzione si sarebbe resa conto che non poteva essere il prete, ma non ci fece caso….

 

All’improvviso una voce dietro di lei.. una voce femminile… si volse di colpo, una donna sui 45 anni, ben vestita … lo sguardo di chi sa… di chi conosce… ma anche di chi ha sofferto… le si avvicina, si siede accanto… e con aria di compassione le si rivolge: Tu non puoi conoscermi, ma io conosco te… ci sono cose che tu non conosci ancora, ma sento il dovere di dirti cio’ che io conosco gia’ da molto tempo  …

 Lei la osserva incuriosita e spaesata…chi era quella dona che sembrava conoscere i suoi segreti? cosa la aveva condotta in quel posto isolato e sperduto del mondo?

 

Mentre la donna continuava …io so, so del tuo bambino …

 

Ebbi un sussulto, la guardavo attonita , la gola secca e le mani serrate …

 

La donna, con una calma glaciale ed un’emozione che controllava a fatica, tradita solo dalle piccole rughe di espressione che le segnavano il viso … continuo’ …

… “La sofferenza che hai nel cuore e’ grande lo so … tu piangi questo figlio non nato, ma … piangi soprattutto l’uomo che te l’ha donato e, sai bene che non e’ tuo marito … ma, l’uomo che amavi …”

 

Impallidii, l’aria mi mancava, le gambe di gelatina, ingoiavo a vuoto, incapace di proferire una sola parola, gli occhi troppo grandi nel mio viso sofferto, continuavo a fissare quella donna … in attesa che continuasse … rivolsi appena uno sguardo a quel Cristo in croce … mio Dio avevo le allucinazioni … sembrava mi sorridesse …

 

… E lei piano, continuo’ … “Lui non c’e’ piu’ e tu non sai darti pace … ti senti persa, vuota incapace di colmare il vuoto che ti ha lasciato dentro e, provi anche una rabbia immensa perche’ l’unico dono che lui ti aveva donato e’ volato con lui … lontano da te … ma …”

 

Di scatto, con una forza,che non sapevo di avere, le afferrai le mani ed il viso inondato ormai di lacrime , le chiesi urlando, di un urlo che squarcio’ il silenzio di quella quiete … “Chi sei tu ? chi sei?”

 

Sorrise ed una lacrima le rigo’ il viso … tranquilla,  mi disse, “Non sono io che giudico … sapevo che il tuo dolore ti avrebbe fatto ritornare qui … quell’ uomo era mio marito … e, le sue ultime parole sono state di perdono nei miei confronti ma, di infinito amore per te … mi ha chiesto di dirti di continuare a vivere, perche’ lui sara’ sempre dentro di te, perche’ desidera donarti cio’ che lui non hai mai potuto avere …e, poi con voce piu’ dura continuo’ … devi vivere hai capito? Non far morire la poca felicita’ che ti ha donato per il breve tempo che e’ vissuto … hai capito?”

… La guardai stravolta  e, dissi “Ma come puoi tu, proprio tu, dirmi queste cose ?  … No, non e’ possibile … credo che non stia bene … mio Dio sto impazzendo …”

 

La donna aprì la borsa piano e mi mostro’ una piccola foto … “Guarda continuo’ … e’ una tua foto, cosi’ ti ho riconosciuta … e, guarda cosa ha scritto dietro …”

 

La presi lentamente, si era una mia foto dove sorridevo felice, la girai e, subito riconobbi la sua calligrafia … “Grazie di esistere, grazie dei tuoi sorrisi fonte per me di vita …”

 

Piegata in due ormai da un dolore lancinante, le chiesi, spezzando le parole, ormai da singhiozzi incessanti “…Perche’ dimmi hai fatto questo? Come hai potuto proprio tu, proprio sua moglie??”

 

E lei, ormai in lacrime anche lei … mi disse … “Lui mi ha insegnato la forza, era la sua ultima volonta’ … io l’ho rispettata … so che dovevo farlo … perche’ altrimenti non riposa felice … ed e’ ora che riposi anche tu … ed anche io  … glielo dobbiamo …”

 

Girai la testa convinta che la donna fosse stata sincera e, volevo affondare   il mio viso sulla spalla  per piangere insieme … ma la donna

improvvisamente, urlo’” mi hai portato via l’uomo che amavo  piu’ della mia vita  … avevamo una famiglia unita e serena fino a che arrivassi tu … ma sei stata punita hai perso il vostro bambino e nulla ti restera’ di lui, devi pagare per tutto il male  che hai fatto… ”

 

Un’improvvisa calma e freddezza mi pervase… fissai la donna e dissi :“Capisco la tua rabbia, il tuo dolore, non ho scuse, vi ho tolto l’amore dell’uomo che amavate … ma io non l’avevo messo in conto, dire che mi dispiace e’ banale, dire che sono dilaniata ,e’ inadeguato al vostro dolore … maledici quest’amore e mi odi, ma la cosa piu’ grave, va aldila’ del nostro stesso dolore  … suo figlio…  che mai conoscera’ il suo papa’ che mai sapra’ la sua voglia di aggrapparsi alla vita, che mai conoscera’ l’amore che ha seminato, il sorriso dei suoi occhi, la paura dei suoi momenti di sconforto,la sua forza ed i suoi valori … tu, credi come tutti, che io abbia perso il bambino, ma lui ha la forza del suo papa’ … ha lottato … sono stata malissimo , ma … mi accarezzai il ventre, appena accennato , lui c’e’, e’ …in me,anche se non ho fatto a tempo a dirglielo !!! Questo bimbo non ha nessuna colpa !!! ”

Ormai sfinita,mi accasciai su una panca fredda, il respiro mi mancava e il dolore, per troppo tempo, soppresso, emerse senza che potessi piu’ controllarlo …

 

Dal fondo della       Chiesa,il prete,inciampando nella sua tonaca, corse verso la donna e, con fare deciso, blocco’ la mano della donna che voleva colpirmi …

 

Guardai ancora una volta il mio ventre  … e sussurrai “Piccolo mio, quanta grinta hai … aiutami tu, sono tanto stanca” e, piangendo ancora gli dissi “Voglio il tuo papa’…io non sono forte come lui, io ho paura, paura tanta paura” e, poi con rabbia, una rabbia atroce, gridai a quel Cristo “ Perche’ te lo sei preso? Perche’ non mi hai dato il tempo di dirgli che in me c’e’ la sua vita? Perche’ perche’… perche’” mentre vedevo la donna, a testa china lasciare la Chiesa, un solo pensiero mi attraverso’ la mente ed il mio urlo ancora una volta, squarcio’ il silenzio sacro … “perdonami, se puoi!”

Fata scalza.

 

 

 

2 Risposte

  1. Bellissima anche se sconcertante densa di vita brava ciao Fatina.

    28 gennaio 2012 alle 17:29

    • Grazie Naz… grazie di esserci per me…
      Non dovrei dirlo forse ma questo racconto mi è molto caro… e dividerlo con te … mi fa piacere!
      Grazie!

      28 gennaio 2012 alle 18:57

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